Amici di Tolstoi - il BastoncinoVerde


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Il 26 agosto 1909 Tolstoj si avvia, con il dottor Makovièkij, verso la stazione ferroviaria di Zaseka per incontrare a Ovsiannikovo Paul Boulanger. La strada è interdetta dalle forze di polizia in attesa del passaggio della famiglia imperiale. Tolstoj deve rinunciare al viaggio e ritornarsene a casa: “Passa lo zar. Non lasciano più passare” (dal Journal, 26 agosto 1909). Il viaggio dello zar in Crimea fornì a Tolstoj lo spunto per un articolo inizialmente intitolato L’Anarchismo, poi Liberazione, quindi Gengis Khan col telegrafo, che abbiamo scelto di tradurre per gli Amici.
Tolstoj lavorò a quest'articolo, dal titolo finale:
È ora di capire, dal 16 settembre, sino al 6 dicembre 1909, quando decise di non pubblicarlo perché “non buono”.
GFG


Lev Tolstoj

GENGIS KHAN
E IL TELEGRAFO
DEL GOVERNO RUSSO

1910




Amiel a scritto da qualche parte: «Fragile edificio quello di uno Stato fondato sull'intresse e cementato dalla paura.»
[H.F. Amiel: Diario intimo: 26 ottobre 1870.] Non si può che essere in accordo con questo pensiero; intellettualmente si comprende assai bene. Ma al di là di un giudizio puramente intellettuale, un edificio di questo genere può inoltre suscitare spavento e repulsione, soprattutto quando lo si vive e tutto il suo orrore e fragilità appaiono chiaramente.

I

E questo è ancora niente, quando la mostruosità e la fragilità di questo edificio sono artificiosamente dissimulati al popolo con abilità e sottili sofismi profondamente radicati da più generazioni. Non più nulla, quando gli uomini vi sono talmente attaccati per interesse personale e per vanità da non vedere decisamente più nulla; quando essi non possono o non vogliono evidenziare tutta l’assurdità, l’ingiustizia e la barbarie di una tale struttura, al punto di rinchiudersi nella loro situazione di schiavitù e di immaginare che tutti quegli attributi dello Stato che sono i tribunali, la polizia, l’esercito, i ministeri, il parlamento, sono indispensabili e vantaggiosi, come garanti della loro sicurezza e della loro libertà.
Gli uomini di questo genere sinceramente credono che più di così non si possa essere liberi, che le istituzioni che li sottomettono sono le condizioni necessarie della vita umana, e che, se qualche cosa deve essere cambiato, non si può che trattare di dettagli, ma che nell’insieme tutto è nell’ordine delle cose, e che non potrebbe essere diversamente.
Tale è il parere degli Inglesi, degli Americani, dei Francesi, dei Tedeschi, e non può essere altrimenti. Per fortuna o per disgrazia, noi altri, i Russi, non possiamo, malgrado tutti i nostri sforzi, condividere questa opinione o sentimento.
Attualmente, l’immensa maggioranza dei Russi riconosce e prova per intero le conseguenze che tutto il sistema di governo, che lega saldamente, opprime e avvilisce gli uomini, non solo non è indispensabile, ma peggio è perfettamente nocivo, ignobile e, in ogni caso, inutile.

II

Per ogni Russo che rifletta un poco, sia pure un illetterato, è chiaro che oggi, dietro i mali che sono la lotta comune dell’umanità, ne esistono degli altri che dipendono unicamente dal governo, il quale, senza la minima necessità, fa subire al popolo i tormenti più barbari e più crudeli, e l’opprime sino a che si sottometta a un gruppo che domina tutti, sebbene questi sia dal punto di vista numerico insignificante.
Attualmente la Russia risente ciò con una intensità tutta particolare, perché, non incontrando più opposizione, il governo non se preoccupa più e, senza ritegno tormenta, opprime, uccide, caccia in prigione e in esilio quelli che osano manifestare la minima resistenza ed elevare contro di esso la più piccola protesta.
Se il popolo russo prova oggi sulla propria pelle, in modo particolarmente netto, la brutalità e il dispotismo del governo, ciò è dovuto anche al fatto che esso già intravede la possibilità di una via di uscita. I Russi hanno cominciato a prendere coscienza di essere delle persone dotate di ragione, che possono, in tutta giustizia, pretendere di essere guidati dalla loro coscienza e dalla propria ragione, e non più dalla volontà di qualche sconosciuto succeduto per caso ad un altro sconosciuto. Più il potere governativo si mostra crudele, brutale, senza freni, più il popolo prende coscienza in modo chiaro che un tale ordine di cose è assurdo e che non può più essere sostenuto oltre.
Questi due fenomeni – il dispotismo sfrenato del potere e la coscienza che il popolo ha dell’illegalità di tutto ciò – non fa che crescere di giorno in giorno e di ora in ora, ed essi raggiungeranno, in questi ultimi tempi, il loro punto di rottura. Tuttavia, sebbene il popolo sia perfettamente consapevole della inutilità e della nocività del governo, esso non è ancora in grado di liberarsi con la forza: una serie di invenzioni tecniche, quali la ferrovia, il telegrafo, i cannoni a tiro rapido, ecc., danno immancabilmente al governo la possibilità di annientare il minimo sforzo del popolo per liberarsi.



III

Attualmente il governo russo si trova esattamente nella possibilità che Herzen evocava con terrore.
[L'espressione è stata usata riferendola a Nicola I da A. Herzen nella lettera aperta allo zar Alessandro II, nel 1857, a proposito del libro del barone M.A. Korf: L’incoronazione di Nicola I.]
Ed è proprio questo Gengis Khan con il telegrafo la cui eventualità tanto spaventa.["I governi del tempo nostro, i più dispotici come i più liberali, sono divenuti ciò che Herzen chiamò così bene: Gengis Kan col telegrafo, cioè un'organizzazione della violenza che non ha per principio che l'arbitrio più grossolano e profitta, per la dominazione e l'oppressione, di tutti i perfezionamenti che la scienza ha creati per la vita sociale pacifica degli uomini liberi ed uguali.” Il Regno di Dio è dentro di noi, cap VIII pag 211. Anche in Lev Tolstoj: Diari 11 luglio 1890. "Nel pomeriggio discussione con Strachov sul russo. «Una delle due: slavofilismo o Vangelo.» Noi sopravviviamo a quei tempi terribili di cui parla Herzen. Ormai Genghis Khan non è solo col telegrafo, ma col telefono e la polvere bianca."]
In effetti il nostro Gengis Khan dispone non solo del telegrafo, ma anche di una costituzione, di due camere, di una stampa, dei partiti politici... Del dispotismo? Di quale dispotismo si può parlare quando abbiamo due camere, lo schieramento dei partiti, le interpellanze al governo, un primo ministro e tutto quello che ne consegue? Quale dispotismo quando noi abbiamo Komiakov, Maklakov [Deputati, membri della Duma.]un ministero responsabile?... Quando abbiamo delle leggi, dei tribunali civili, giudiziari, militari; una censura, una Chiesa, un metropolita, dei vescovi; quando, infine, abbiamo una Accademia e delle Università...
Come si può avendo tutto questo, parlare ancora di dispotismo?
Tutto questo apparato con il quale si inganna in Europa, non inganna più nessuno da noi, in Russia, così che non può essere con questo che si potrà trarre qualche vantaggio. In verità, tutte queste cose cortesi e gentili, non hanno che una importanza relativa per Gengis Khan, vale a dire per il governo russo, perché esso possiede altri mezzi. E di fatto esso prosegue tranquillamente per la via che si tracciato, come quella che si faceva o che si fa ancora in tutti i paesi cristiani, sperando che il popolo si abituerà e che farà propri i desideri dei governanti. Gengis Khan non è cambiato. Ha semplicemente sostituito la sua orda selvaggia di assassini, con degli assassini educati, cortesi, puliti, che sanno bene suddividere i compiti di saccheggio e di morte, tanto che questi ultimi appaiono agli occhi di un uomo delicato e sensibile uno svago accettabile.

IV

Così che quel omicidio. che chiamiamo pena capitale. non si esegue senza una messa in scena. Per ogni omicidio di questo genere, degli uomini in marsina, si riuniscono, si siedono in poltrone disposte attorno ad un tavolo ricoperto da un drappo rosso. Prendono degli appunti, chiacchierano dalle tre del pomeriggio alle sette di sera... Oggi, per esempio, 25 novembre 1909, hanno pronunciato dodici condanne a morte, che sono solo i preparativi del crimine, e si è proceduto a cinque esecuzioni: le signore dicono: «È orrendo!» Gli uomini, con il coraggio e la saggezza che caratterizza il loro sesso, si sforzano di dimostrare alle signore che ciò è necessario per il bene di tutti.
I giornali sono inorriditi per queste esecuzioni; gli alti funzionari e i membri della Duma affermano che è tempo di mettere un termine a questo massacro. Ma coloro che regolano il massacro si accontentano di sorridere a dei propositi così sentimentali. Essi sanno che era inevitabile, necessario, benefico. «Aspettate» – dicono essi – verrà il momento che ci fermeremo!» Ma non hanno alcun motivo di fermarsi: tutto procede di fatto così bene, e senza alcun dubbio unicamente per il fatto che queste sono «misure dettate dalla ragione!» Perché dunque occorre rinunciarvi?
E si può dire la stessa cosa delle prigioni. È vero, le prigioni sono piene da scoppiare: manca dello spazio; i detenuti muoiono in massa di tifo, evadono, si ammutinano, si suicidano. Ma coloro che detengono il potere stimano che ciò sia utile, o almeno non faccia danno, perché serve di pretesto a delle nuove discussioni, a dei nuovi scritti, a dei nuovi arresti. «Che le persone arrestate siano colpevoli o meno, non ha importanza, è sempre utile allontanare dalla società un uomo che sembra agitato. Quante storie, non è poi la fine del mondo se passa due o tre anni in prigione, o anche il resto di suoi giorni! Non sarebbe peggio se non lo si mettesse in prigione e risultasse poi veramente colpevole? Meglio dunque colpire forte che non colpire affatto.»
Nelle prigioni costruite per 70 mila uomini, se ne contano attualmente 100 mila. Ma questo non è ancora niente. Si cerca di sbarazzarsi di non importa quale persona non appena si supponga che essa rifletta o che sia portatrice di un giudizio sugli atti del governo: la si mette in prigione, o più semplicemente ancora, la si esilia senza alcuna forma legale, in una regione lontana e malsana, con l’interdizione di allontanarsene.
Sebbene non si comprenda in cosa tutto questo sia necessario a Gengis Khan, sembra peraltro che questo gli sia molto utile perché egli vi si applica con zelo e vi consacra delle enormi somme. Si contano purtroppo sino a 100 mila esiliati di questo tipo. Ma Gengis Khan non fa che un sorriso. Egli ha a disposizione il telegrafo,il telefono, le rivoltelle e egli si fa beffe dell’opinione e dei sentimenti degli uomini che tormenta.

Ma, ahimè, questo non è tutto.

V

Dei fatti più gravi si producono nelle capitali, nelle grandi città, nella stampa e in particolare nelle scuole, tanto superiori che secondarie. Tutto ciò che può aiutare ad aprire gli occhi è colpito dalla proibizione, al contrario, tutto ciò che li fa chiudere è favorito. Questo si fa con l’aiuto della stampa, delle scuole, e in particolare della religione. Evidentemente è difficile conciliare quelle pratiche con le esigenze della religione cristiana e soprattutto trovarvi una giustificazione dei crimini commessi. Ma esiste una categoria di uomini per i quali il solo compito è quello di deformare il cristianesimo, al fine di conciliare le idee cristiane con il furto (la taglia, la proprietà fondiaria), le torture e le uccisioni (la pena capitale e le guerre). L’impossibile è stato realizzato: la fede e l’insegnamento di Cristo è stato rimpiazzato dalla venerazione sacrilega di un Cristo-Dio, al quale sono attribuiti dei miracoli del tutto estranei e su cui si sorvolerebbe volentieri, e per i miracoli di una regina dei cieli immaginaria, la venerazione delle reliquie, delle icone, ecc.
Tutto questo è fatto per la santa verità e se ne approfitta per inculcare nelle genti una sottomissione degli schiavi verso Gengis KhanQuesto spaventoso inganno è praticato non solo agli adulti, ma egualmente, con una particolare insistenza e una impudenza inaudita, verso le giovani generazioni, vale a dire a dei bambini, ai quali si insegnano incredibili menzogne sotto il nome di religione.
Nel corso degli esami cui si sottopongono tutti i bambini che vanno a scuola, si può sentire abitualmente un dialogo come questo:
Domanda: La legge cristiana permette l'uccisione?
Risposta: No.
Domanda: L'uccisione è sempre vietata?
Risposta: No, non sempre.
Domanda: In quali casi essa è autorizzata?
Risposta: È autorizzata quando si tratta di difendere la patria e nel caso di pena di morte.
E non c’è un Russo istruito che nell’infanzia, quando l’individuo non è ancora in grado di riflettere, a cui non sia stata inculcata nella testa questa tremenda calunnia contro Dio, contro Cristo e contro l’intelligenza umana.
E Gengis Khan, augurandosi di passare per un governo illuminato, regala il denaro rubato al popolo a delle scuole incaricate di diffondere un insegnamento degno del solo Gengis Khan. È in questo modo che l'anima e il corpo del popolo sono egualmente sottoposti alla tortura.
Ma il nostro Gengis Khan al telegrafo è tranquillo. Egli ha a sua disposizione Komiakov, Maklakov la destra, la sinistra e il centro della Duma, Gou
èov [Membro della Duma.], il clero e l'unione dei veri Russi, le scuole, la stampa. Egli dispensa senza contare il denaro rubato al popolo, in prigioni e spioni, in tribunali ed esecuzioni, in scuole domenicali destinate a trasmettere tra gli adulti – sotto il coperchio della religione – delle calunnie contro la dottrina cristiana. E Gengis Khan spera che grazie a tutto questo la sua situazione si mantenga tale e quale quella di prima.
C’è una sola differenza tra il nostro Gengis Khan con il telegrafo e le modernità ed il suo predecessore: il nuovo Gengis Khan, il nostro governante, dispone di una forza e di un potere più grande dell’altro.
Disgraziatamente per lui e fortunatamente per il popolo russo, Gengis Khan si sbaglia crudelmente.

VI

In effetti, i servitori del nuovo Gengis Khan, nella loro stupidità e grossolanità non hanno, nel fare la loro violenza, superato il limite a partire dal quale gli uomini non possono più sopportare a lungo la loro schiavitù e le offese fatte alla loro ragione?
E le ferrovie, il telegrafo, la stampa, che sono le armi potenti nelle mani di Gengis Khan, non servono nello stesso tempo ad unificare le coscienze di tutti gli uomini? Infine, la maggioranza del popolo russo – i contadini – che la scuola non ha ancora completamente svilito, non custodisce al fondo della propria anima, la vera dottrina cristiana, che professa l’eguaglianza, la fraternità tra gli uomini e rigetta tutte le forme di delitto e violenza?
In ogni caso, qualsiasi cosa si dica, di una cosa non si dubita ormai più: attualmente il popolo russo, il vero popolo russo, ha non solo perso tutto il rispetto per i suoi governanti, ma egli non crede più nella necessità di qualche governante, qualsiasi esso sia.

Prova migliore non può esserci di quella del recente viaggio dello zar in Crimea.[Nicola II visitò la Crimea per la prima volta nel 1886. La seconda visita di Nicola II avvenne insieme alla moglie, Aleksandra Fedorovna, nel 1898. Con lo scoppio della guerra russo-giapponese e la rivoluzione del 1905, i Romanov non riuscirono a frequentare la Crimea per diversi anni. Solamente nel 1909 la famiglia imperiale riuscì a tornare in Crimea, viaggiavano in treno da Mosca a Sebastopoli, dove venivano accolti da un cerimoniale di benvenuto della marina e della flotta locale]
Dappertutto, lungo tutto il percorso, questo viaggio non ha suscitato che un solo sentimento: la consapevolezza dell'inutilità e della nocività dello zar e del su entourage.
Si può supporre che l’uomo che si trova alla testa del governo sia riconosciuto dal popolo come la sua guida. Questo uomo che ha il potere di coprire dei suoi favori dei singoli individui come delle intere classi sociali, dovrebbe essere una persona sacra per tutto il popolo russo. Possiamo supporre inoltre che questo uomo non abbia bisogno di nulla per se stesso, essendo al di sopra di tutti i desideri e di tutti i timori. Riguardo a questa persona, pare che un solo sentimento sia possibile, come ai tempi di Nicola I: il desiderio di vederlo con i propri occhi per domandargli questo o quel favore, e quello di potergli esprimere il proprio amore e la propria devozione. Il ruolo dell’
entourage dello zar sembrerebbe doversi limitare a contenere una folla entusiasta che si spinge con fervore verso l'oggetto della propria immensa adorazione.
Dovrebbe essere così anche per l’autocrate come fu altre volte nel passato.

Che cosa accade dunque oggi? Lo zar viaggia con i suoi collaboratori, con le persone che gli sono vicine, con coloro che eseguono le sue volontà. Egli sa bene che, nel popolo sul quale regna e in mezzo al quale viaggia, delle migliaia e delle decine di migliaia di persone lo detestano, lui e i suoi collaboratori, e che proveranno in tutti modi ad ucciderlo. Ed ecco che, per la sicurezza dello zar e per la loro propria incolumità, i suoi famigliari hanno disposto lungo il percorso tre o quattro file di agenti di polizia e di agenti segreti.
Lo zar viaggia attraverso il suo impero e tre file di soldati, di poliziotti e di contadini vestiti a festa, strappati al lavoro dei campi, restano là senza essere pagati – un giorno, due giorni, addirittura una settimana o due, in attesa del corteo reale, e salutano l’uomo per colpa del quale sono sottoposti a tale dura corvé.
Accade di frequente che la data del passaggio dello zar sia tenuta segreta per contrastare i piani degli individui che lo vogliono ammazzare. Inoltre, si mette sulla strada contemporaneamente al corteo regale più cortei del tutto simili, alfine che nessuno possa sapere dove realmente si trovi lo zar.
Per finire, quest’uomo passa velocemente nel mezzo di una tripla guardia. Nessuno lo vede, e nelle città ove si reca e risiede, solo qualche alto funzionario e qualche personalità gli vengono, per necessità di protocollo, presentate. Ma, anche là, si prendono le più grandi precauzioni per evitare un attentato alla vita dello zar, attentato che si teme sempre e dovunque.

VII

Per un mutuo tacito accordo, è concesso che il popolo tutto intero riconosca la necessità e l’utilità del potere. Ma se questo potere si trova in una situazione tale che non osa mostrarsi al popolo, se si nasconde e fugge come un ladro fugge da colui che ha derubato, allora a che scopo un tale potere? A che scopo, se esso si mantiene non perché il popolo ne riconosce la necessità, ma per la costrizione di fucili, di sciabole e nascondendosi dal popolo?
Per la stragrande maggioranza del popolo russo, tutto ciò è perfettamente chiaro. «Perché lo zar si nasconde? Non fa questo senza scopo. Comprende bene che egli non può non nascondersi dopo tutto quello che ha commesso e tutto quello che ha fatto.» Ecco cosa pensa la maggioranza dei Russi.
Senza parlare del numero enorme di impiccati, degli imprigionati, degli esiliati per niente o per cose da poco, queste decine di migliaia di persone hanno dei padri, delle madri, dei fratelli, delle sorelle, delle mogli, dei bambini, degli amici, che non possono non odiare il responsabile o i responsabili della loro disgrazia e delle loro pene. Infine, oltre queste centinaia di migliaia che hanno una ragione legittima per odiare lo zar e il suo entourage, la grande massa del popolo (i contadini, e in modo particolare quelli che non avendo la terra, si trovano nella situazione peggiore di quella di cinquant’anni orsono e attendono di essere liberati dalla dominazione dei proprietari, divenuta oggi peggiore di quella dei tempi della servitù) considera sempre più lo zar come il responsabile di tutte le illegalità e provano verso di lui una animosità e una ostilità maggiore di quella delle decine e le centinaia di uomini che soffrono o che hanno sofferto direttamente della crudeltà dello zar. I contadini oggi sanno bene che tutti i loro tentativi si scontrano sistematicamente con l’opposizione feroce del governo zarista, che come per voltare in derisione le loro legittime rivendicazioni, ha pubblicato la legge del 9 novembre, che aggrava ulteriormente la loro situazione già disperata.
Ecco perché lo zar e i suoi collaboratori non possono che aver paura di questi contadini che odiano tanto il governo. Essi devono temere la collera dei contadini, una collera molto prossima all’odio, dovuta alle sofferenze che essi non hanno voluto vedere e alle ingiustizie urlate alle quali essi non hanno voluto mettere un termine.

VIII

Esistono delle persone, ed è vero, che fanno credere all’infelice zar che il popolo gli è interamente devoto e che la fede che dedica a Dio e allo zar è più salda che mai.
Ahimè! Questa gente non crede essa stessa a ciò che vuol far credere allo zar, e per questa insolente menzogna, essi non fanno altro che nascondergli la situazione reale. Lo zar, crede loro, e prosegue quindi con la sua azione nefasta, violenta, e con ciò mina definitivamente le ultime basi che potevano sostenere il suo potere.
La consapevolezza dell’inutilità, dell’assurdità e della completa nocività di un potere assoluto e dispotico penetra sempre più profondamente nelle masse del popolo russo. Ed è molto difficile prevederne le conseguenze che, in tutti i casi, saranno senza alcun dubbio fatali al governo.
Può essere (sebbene sia poco probabile) che il potere si mantenga ancora per qualche tempo, appoggiandosi sulla materiale di cui dispone. Può essere che una rivoluzione scoppi, e anche quella sarà piegata, le armi essendo troppo ineguali. Comunque, ilrisultato sarà inevitabilmente che il popolo russo vedrà in modo ancor più chiaro che il governo è inutile e criminale. Il risultato sarà che l’immensa maggioranza, non più per delle ragioni esteriori ma per convinzione personale, non sopporterà oltre di sottomettersi al governo e di piegarsi alle esigenze immorali che gli permettono attualmente di mantenersi.
«Si esige da me che io partecipi a quello che fa il governo – si dirà l’uomo liberato dalle menzogne del governo (e questa liberazione è attualmente accaduta a migliaia di persone) – che paghi le imposte, che prenda parte alle loro collette; mi si propone di far parte dell’amministrazione, di prender parte agli affari giudiziari, pedagogici, di polizia; si esige da me il servizio militare. Ma perché dovrei fare tutto questo, quando so che ciò mi priva della felicità e della libertà e contraddice fondamentalmente il buon senso e le esigenze più elementari della morale.»

IX

Gli uomini che hanno compreso che sottomettendosi al potere, assoggettano essi stessi e si privano della più elementare felicità spirituale, non possono che rispondere al governo: «La forza fisica è nelle vostre mani. Voi potete fare di me quello che volete: mettermi in prigione, esiliarmi, uccidermi anche. So bene che non sono in grado di resistervi, ed è per questo che rinuncio a farlo. Ma so anche che non posso prender parte alle vostre vergognose azioni, quale che sia il modo con il quale voi le giustifichiate, e quale che siano le minacce che userete verso di me.»
Nella coscienza della maggioranza dei russi si trovano questi sentimenti riguardo a quello che si chiama il governo russo. Ma essendo che quest’ultimo prosegue la sua attività insensata, crudele e disumana, questa coscienza dovrà inevitabilmente trasformarsi in azione.
E quando questi si produrranno, detto altrimenti quando la maggioranza cesserà di sottomettersi al governo e di collaborare con esso, abominevole edificio che ha nome governo russo e che, da lungo tempo, non corrisponde più alle esigenze morali dell’uomo moderno, crollerà da solo.


Leone Tolstoi






Gengis-Khan et le Télégraphe - Paris - 1910
traduzione di Gianfranco Giorgi


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