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Cambiare l’acqua ai fiori

Cambiare l’acqua ai fiori

Devo ammettere che mi hanno sempre attratto i libri sui cimiteri. Sarà colpa (o forse merito) dell’”Antologia di Spoon River” e della canzone di De André o di un vecchio articolo di Magris sul Corriere in cui si parlava di giovani leprotti che giocavano fra le tombe di un cimitero viennese o di un mio vecchio progetto, mai realizzato, sui piccoli cimiteri di campagna dimenticati, dove l’erba cresce alta e indisturbata in un mare di colori… non so. So che Violette resterà per sempre nel mio cuore come una delle mie amiche più care e preziose. So che Valérie Perrin, in questo suo splendido e struggente “Cambiare l’acqua ai fiori”, è riuscita a fare del suo personaggio principale, Violette Toussaint, una persona: una giovane donna che hai voglia di abbracciare forte nei suoi momenti più dolorosi e tristi e dalla quale hai voglia di farti consolare se quella triste sei tu, e farti offrire, assieme al suo caldo sorriso, un bicchierino del suo Porto dell’85. Una donna in apparenza fragile, docile, dimessa, in realtà con un’incredibile forza di volontà, una voglia di vivere che dimostra fin dalla nascita, quando è data per morta, e che continua a sostenerla anche nei passaggi più tragici della sua vita, che sono davvero molti. Una donna che, sotto l’apparenza, nasconde la sua solarità, la generosità, soprattutto la voglia di sapere, di conoscere, l’innata capacità di apprezzare il bello, per sé e per gli altri. Con una scrittura di rara eleganza, a volte di pura poesia, eppure facile e diretta, capace di commuovere fino alle lacrime ma anche di farci sorridere e ridere di gusto, la Perrin ci racconta la storia complessa di un’esistenza che si mescola a quella di mille altre, perché “c’è qualcosa di più forte, ed è la presenza degli assenti nella memoria dei vivi”. Sì, Violette, dopo essere stata l’ultima casellante di Francia, ora fa la guardiana del cimitero di un piccolo paese della Borgogna. Ed è proprio lì che sembra finalmente trovare un po’ di serenità, nel porre un fiore sulle tombe disadorne, nel curare la sua colonia di gatti, il giardino, la piccola casetta linda, ma soprattutto nel suo donare, con gesti misurati e gentili, calore e consolazione a chi viene a trovare i propri cari, nell’intrecciare inattesi e insospettati rapporti. Ma qui la storia assume connotati diversi sviluppandosi su più livelli, nel perfetto meccanismo ad incastro di una scrittura sempre pronta a cogliere situazioni, atmosfere, emozioni nuove. Come nuovo e inusitato è il modo di titolare ogni capitolo: un epitaffio, una scritta tombale, dalle più semplici e volutamente banali alle più profonde, quelle in grado di porti domande, di aprirti o guarirti ferite, di far spaziare il tuo sguardo ben oltre il suo naturale orizzonte. Gran dono, questo, per un libro indimenticabile.

Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori, edizioni e/o, Roma, 2019

Circa l'autore

Franca Eller

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