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Merlino

È stata una bella serata, calda, di un caldo avvolgente, come ci si può sentire sotto una coperta, tutti insieme e al sicuro. Era un tardo pomeriggio del 5 di marzo, e in quello stesso giorno era arrivato il decreto che imponeva le prime restrizioni a causa del terribile virus che già da un po’ si stava aggirando per l’Italia con le sue tragiche conseguenze. Ci eravamo riuniti nella sala del circolo cittadino della mia città, Bolzano, ben osservando ogni norma imposta, per la presentazione del libro di un giovane ormai illustre concittadino, Antonio Merlino, “Montesquieu: eine Perspektive”, edito da De Gruyter, una delle più prestigiose case editrici tedesche. Ne avrebbero parlato lo stesso autore, docente di Diritto Costituzionale Comparato all’Università di Salisburgo e il Prof. Michael Rainer, altrettanto illustre docente di Diritto Romano. Eravamo in parecchi, più generazioni a confronto: i vecchi insegnanti, gli ex compagni di scuola, ma anche molti giovani studenti e studentesse dell’autore, soprattutto quelli in Erasmus, da lui seguiti con particolare attenzione, oltre ad amici e personalità di spicco, come un magistrato della Corte di Cassazione arrivato apposta per seguire la presentazione. Una serata che profumava, nonostante tutto, di sguardi, sorrisi, voci che si rincorrevano, tra domande e risposte di gente felice di ritrovarsi lì. Una serata che profumava di comune curiosità, di ansia di conoscenza, del desiderio di poter condividere un momento di cultura alta. E quel momento era arrivato, eccome! Le relazioni del professor Rainer e dell’autore, rese ancor più preziose dalla sobrietà, dall’assoluta mancanza di autoreferenzialità (cosa rara di questi tempi), dalla grande chiarezza espositiva, tale da rendere l’argomento del tutto accessibile anche ai non addetti ai lavori, hanno fatto di questa sorta di lectio magistralis a due voci una lezione davvero indimenticabile. Rispetto al suo lavoro “Interpretazioni di Montesquieu”, edito da Il Formichiere e uscito nel ’18, questa “Montesquieu: eine Perspektive” – ci dice l’autore – è stata scritta direttamente in tedesco e si differenzia dall’opera precedente per l’approfondimento delle tematiche filosofiche e soprattutto, nel capitolo che riguarda la divisione dei poteri, per aver evidenziato il ruolo delle fonti romanistiche nel pensiero di Montesquieu. Mentre Michael Rainer ci parla del grande merito di quest’opera nel suo intento di sollecitare le più giovani generazioni a riflettere “sulla grande storia” rivisitando non solo classici come Montesquieu e Tocqueville, ma risalendo alle sue radici nel pensiero politico romano e in particolare di Tacito.

“Nell’interpretare Montesquieu – scrive Diego Quaglioni nella prefazione all’edizione italiana dell’opera – Antonio Merlino ha scelto la sola via possibile, che è sempre quella del ritorno alla genuinità dei testi e delle fonti, a cominciare dalle Lettres Persanes”. Ne risulta un Montesquieu lontanissimo dalla stereotipia in cui tanta letteratura anteriore lo aveva fissato e perfettamente inserito, invece, nella fisionomia di un ‘classico del costituzionalismo moderno’. Ancora una citazione:
“La storia – il cui insegnamento è stato riconfermato nelle nostre scuole dopo un duro confronto con gli abolizionisti che ne sono usciti sconfitti – ritorna oggi, malgré tout, al centro di ogni discorso pro e contro l’Unione Europea, che più che mai riguarda noi tutti ed è di vitale interesse per i giovani che oggi intraprendono con spirito europeistico lo studio della filosofia del diritto, quei giovani cui Merlino dedica particolare attenzione” scrive di questo lavoro Carlo Amirante, Professore Emerito di Dottrina dello Stato e di Diritto Costituzionale presso l’Università Federico II di Napoli, dove Merlino ha fatto uno dei sue due dottorati di ricerca. Dalla sua ponderosa ricerca emerge infatti il significato precipuamente politico di un
Montesquieu precursore del costituzionalismo moderno, critico dell’assolutismo monarchico, di quella sovranità assoluta del Principe, “fonte del diritto politico e civile”, negatrice di ogni spirito di libertà e di ogni limite costituzionale all’accentramento dei poteri nelle mani del monarca. In definitiva, Montesquieu, fustigatore della degenerazione dispotica della monarchia e della crisi morale della Francia settecentesca, col principio della separazione-divisione dei poteri (una variante non solo linguistica) intendeva in modo lungimirante garantire soprattutto l’indipendenza dei giudici dal Sovrano e dal Governo. Siamo sicuri che oggi la questione stia proprio in questi termini? Eppure Montesquieu era stato chiaro!

Una serata indimenticabile, pensavo tra me e me mentre me ne tornavo a casa per le strade ormai quasi deserte di una città che di lì a poco completamente deserta lo sarebbe diventata. E pensavo alla straordinaria attualità della figura che di Montesquieu l’autore ci aveva tracciato, a quella sua modernissima intuizione sulla divisione dei poteri che mai avrebbero dovuto sovrastarsi a vicenda, a quella democrazia ante litteram, a quest’idea d’Europa così diversa da come l’avevamo immaginata… Pensavo ad un’altra serata di sei o sette anni prima, in cui proprio con lo stesso professor Rainer avevo avuto il piacere di presentare una raccolta di poesie di Merlino, pubblicata da Alpha Beta con titolo “Per i tuoi occhi di domenica” e a come ci fossimo trovati d’accordo nel constatare che, a differenza di quanto molti credono, ci fosse grande affinità fra diritto e poesia poiché, in ultima analisi, entrambi cercano la verità; o perlomeno, così dovrebbe essere.
E, spaventata e confusa per quanto ci stava accadendo, per quanto nel volgere d’un attimo si sarebbe abbattuto su tutti noi, riflettevo sul senso di un’intervista che una trentina d’anni prima avevo fatto a Brodskji: era caduto il muro di Berlino, stavano sorgendo le cosiddette “piccole patrie”, oscure forme di nazionalismo avanzavano, interrogato sull’argomento, la sua risposta fu lapidaria: “Affinché la Storia non crei danni, dovrebbe fare tre passi avanti e due indietro”. Già, ma questa risposta non potrebbe adattarsi anche alla nostra furiosa ansia di “progresso” ad ogni costo? E quanto caro paghiamo ora questo progresso? E quanto poco ascoltiamo le lezioni della Storia, quanto poco ci curiamo “delle fonti”?
Oggi, ripensando a quella serata che mi pare ormai così lontana, ritrovo il suo profumo intenso, quasi un presagio di primavera che mi accompagna leggero in questa lunga, lunga, lunga “primavera del nostro scontento”.

Circa l'autore

Franca Eller

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