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Possiamo salvare il mondo prima di cena

Possiamo salvare il mondo prima di cena
J.Safran FOER, “Possiamo salvare il mondo prima di cena: perché il clima siamo noi”, Milano, Guanda, 2019

 

Questo è un saggio che si legge come un romanzo per la straordinaria capacità affabulatoria dell’Autore. J.Safran Foer ha una scrittura (chi può dimenticare “Ogni cosa è illuminata”?) capace di coinvolgerti, di farti sentire in perfetta sintonia con l’autore, soggetto attivo nella lettura catturato da emozioni profonde.

Qui Foer ci comunica, fra il tragico e il commosso, le sue ipotesi sul nostro dissennato comportamento rispetto al disastro climatico/ambientale non più “incombente” ma ormai fatto compiuto, in un mondo ormai “trasformato in un’immensa fattoria a cielo aperto”. Noi lo sappiamo, sì, e ci crediamo anche, ma è una verità troppo grande, troppo sconvolgente per poterla accettare; così la crisi climatica diventa anche ”crisi della nostra capacità di credere”.

È la negazione della realtà: fenomeno peraltro ben conosciuto in ambito medico, che Foer ci illustra con altrettanti aneddoti presi dalla sua stessa storia familiare (figlio di ebrei polacchi riparati in America all’arrivo del nazismo, quando molti dei loro compatrioti, pur sapendo bene quanto sarebbe accaduto, sono rimasti lì), dalla storia (il “testimone inascoltato” Jan Karsko che, quando cercò di svelare l’orrore dell’Olocausto, non fu creduto), da episodi biblici e da dati scientifici, in un intreccio tanto originale quanto suggestivo.

Inoltrandosi poi nell’indagare quanto sia difficile per ognuno di noi il pensare che la nostra piccola azione quotidiana, la nostra “goccia nel mare” possa contribuire alla sopravvivenza di noi tutti; quanto poco convincente possa essere l’idea del “fare insieme”. E perché chiamare “sacrificio” una piccola rinuncia individuale per la salvezza comune?

Il libro termina con un appello accorato, e dunque con una luce di speranza: che ogni genitore insegni ai propri figli, non solo a parole ma anche con i fatti, la differenza che c’è “tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita”.

Una storia difficile da raccontare, scomoda e non affascinante, per un libro di grande fascinazione..

Circa l'autore

Franca Eller

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